𝑈𝑛 𝑤𝑒𝑒𝑘𝑒𝑛𝑑 𝑎 𝐶𝑟𝑎𝑐𝑜𝑣𝑖𝑎 𝑐𝑜𝑛 𝑙𝑎 𝑛𝑒𝑣𝑒 🇵🇱❄️

Siamo partiti da Milano il venerdì mattina, con un volo diretto verso Cracovia. In meno di due ore ci siamo ritrovati avvolti da un’aria completamente diversa: cielo limpido, odore di inverno e 0 gradi secchi che ci hanno fatto capire subito di essere arrivati in Polonia.

Dall’aeroporto abbiamo preso un taxi per raggiungere il centro, anche se è possibile arrivare comodamente in città anche con il treno diretto da 4,40€ — super comodo e conveniente. Il nostro appartamento si trovava in pieno centro, a soli dieci minuti a piedi dal castello, una posizione perfetta per muoversi senza mezzi.

Dopo il check-in e un cambio veloce (il freddo non perdona!), siamo usciti per il nostro primo giro in città. Abbiamo attraversato le vie silenziose che portano al Castello di Wawel, per poi proseguire fino alla piazza principale, una delle piazze medievali più grandi d’Europa, sempre piena di negozi, locali e artisti. Nonostante fosse già fine novembre, non c’erano ancora le luci natalizie accese: i mercatini erano in piena costruzione e si sarebbero inaugurati solo il 28 novembre… peccato, ma la magia dell’atmosfera si sentiva comunque.

Dopo il nostro primo energico giro tra i vicoli e i negozi della Città Vecchia, era arrivato il momento di assaporare la vera Polonia. Per cena, abbiamo scelto il ristorante Pod Wawelem, un locale grande e accogliente, noto per la sua atmosfera vivace.
L’ambiente è caldo e tradizionale, perfetto per concludere la giornata. Ci siamo immersi subito nella cucina tipica: i famosi pierogi (di cui non ne avremo mai abbastanza!), una confortante zuppa di pollo e un saporito piatto di carne con salsa ai funghi e patate. Tutto assolutamente delizioso, ma anche pesante.
Ma il vero tocco magico è stata l’atmosfera. Al Pod Wawelem, c’è una bellissima tradizione legata ai compleanni. Nonostante non fosse per me, abbiamo assistito a una scena meravigliosa: la band si è avvicinata a un tavolo vicino per una serenata speciale. La cosa più divertente è che uno dei commensali, preso dall’entusiasmo, si è unito alla cantante, trasformando la celebrazione in un vero e proprio spettacolo improvvisato! È stato un momento davvero simpatico.
Dopo aver brindato con gioia ai sapori della Polonia, ci siamo spostati in un locale più intimo vicino al nostro appartamento. Lì, tra risate e l’eccitazione del viaggio, abbiamo atteso la mezzanotte per brindare il mio compleanno concludendo un primo giorno ricco di storia e magia. Stanchi ma felici, siamo tornati a dormire, pronti per esplorare le altre meraviglie che la città aveva in serbo.

Il nostro secondo giorno a Cracovia è iniziato con un risveglio energico. Per colazione abbiamo optato per Green Caffé , un posto carino e moderno, ideale per iniziare con calma, anche se, a posteriori, lo consiglierei più per una pausa pomeridiana che per un pasto robusto.

Con le forze ricaricate, ci siamo diretti verso la Collina del Wawel. Già l’arrivo nel piazzale è imponente, ma è la Cattedrale del Wawel a rubare la scena.

L’interno è stupendo, ricco di decorazioni e storia che ti avvolgono appena varchi la soglia. L’abbiamo visitata con l’audio guida e poi  siamo anche andati a piedi in cima alla cattedrale, attraverso una scalinata ripida e stretta , sicuramente non adatta si claustrofobici. Arrivati in cima ci si ritrova di fronte alla grande campana di Sigismondo e dietro a essa si può ammirare la vista sulla città.

Tornati in centro, la dura realtà del clima polacco ha bussato alla porta: stavo congelando! Il primo obiettivo è diventato quindi una missione di sopravvivenza: trovare un paio di calzini caldi! Tra uno scorcio e l’altro, con la missione compiuta, ci siamo fermati per il pranzo da Starej Kuchni Restauracja. Dopo tutti quei passi, un buon pasto tradizionale è stato il carburante perfetto.

È stato nel pomeriggio, gironzolando senza meta per le vie secondarie, che abbiamo fatto una scoperta fondamentale su Cracovia: è una città piena, anzi, strapiena di bar e locali! Ed è logico: per sopportare il rigore dell’inverno polacco, servono molti rifugi caldi e accoglienti.
Questi locali hanno uno stile unico: autentico, con un fascino quasi decadente, illuminati da luci soffuse che creano un’atmosfera incredibilmente intima. Sembra che ogni bar nasconda una storia.
Il nostro preferito è stato Mleczarnia, un piccolo gioiello in cui ci siamo rifugiati per un tè. Le pareti sono coperte da fotografie in bianco e nero di persone di un’altra epoca, che ti fanno sentire ospite di una vecchia famiglia cracoviana. Un dettaglio curioso che abbiamo notato in molti di questi posti? La diffusione del self-service: ti siedi, poi vai alla cassa per ordinare e ritirare. Un modo pratico, forse, ma che mantiene un approccio molto informale e rilassato.

Dopo la pausa rilassante da Mleczarnia, abbiamo continuato la nostra esplorazione a piedi nel cuore del Quartiere Ebraico, Kazimierz. Questa zona è vibrante, piena di vita, e ogni angolo riserva un bar o un caffè con un carattere unico. Ci siamo divertiti semplicemente a guardarli, a osservare l’atmosfera che filtrava dalle vetrine illuminate.

Per cena, abbiamo cercato qualcosa di diverso dalla ricca cucina tradizionale e abbiamo trovato Warsztat Restaurant & Café. Dopo tutti i pierogi e le carni dei giorni precedenti, abbiamo optato per una bella insalata leggera.
Usciti dal ristorante, siamo stati accolti da una sorpresa meravigliosa: ha iniziato a nevicare! La neve ha avvolto Kazimierz in un silenzio ovattato, rendendo i vicoli e le sinagoghe ancora più magici e suggestivi.
Non potevamo che concludere la serata in uno dei bar più iconici del quartiere: Eszeweria. Questo locale racchiude perfettamente lo spirito di Kazimierz, con il suo arredamento vintage e le luci basse. È stato il rifugio perfetto per brindare a questa giornata incredibile, osservando i fiocchi che cadevano fuori dalla finestra. Un finale da cartolina per il nostro secondo giorno.

Ci siamo svegliati immersi in un sogno: durante la notte, Cracovia si era trasformata in un paesaggio immacolato. La neve aveva continuato a cadere ininterrottamente, regalando alla città un’atmosfera magica e silenziosa che ci ha accompagnato per tutta la mattinata.

Per la nostra ultima colazione, abbiamo scelto Dala Restaurang, un locale moderno e accogliente che ci ha subito conquistato. Le paste erano buonissime, il caffè caldo e il rifugio perfetto prima di affrontare il gelo.

Subito dopo, non potevamo resistere alla tentazione di camminare in mezzo a tutto quel bianco. Ci siamo incamminati lungo il lungofiume, godendoci la quiete del fiume e l’incanto degli alberi coperti di neve.

Un lungo, bellissimo percorso che ci ha portato fino al Plac Bohaterów Getta, ovvero la Piazza degli Eroi del Ghetto, conosciuta anche come la “Piazza delle Sedie”.
Questa piazza è toccante e densa di significato storico, segnata dalla presenza di settanta sedie giganti in bronzo. Queste sculture rappresentano il mobilio sparso e dimenticato che gli abitanti del Ghetto furono costretti a lasciare nelle strade durante le deportazioni.

Proprio mentre ci trovavamo lì, una guida italiana stava spiegando la storia e il significato profondo di questo luogo a un gruppo di turisti connazionali. Ci siamo accodati discretamente, approfittando di una lezione inaspettata e preziosa sulla memoria di Cracovia. Ascoltare quei dettagli, mentre la neve continuava a cadere lievemente, ha reso l’addio alla città ancora più riflessivo e memorabile.

Siamo tornati verso il cuore della Città Vecchia. Non potevamo lasciare Cracovia senza fare un ultimo giro nel Mercato dei Tessuti (Sukiennice), avvolti dal tepore degli stand di souvenir. Dopodiché abbiamo assaggiato i famosi “bomboloni” polacchi, i pączki. Li abbiamo trovati (e divorati) da Dobra Pączkarnia. Ragazzi, sono davvero buonissimi! Un addio dolce e zuccheroso ai sapori polacchi.
Negli ultimi momenti a disposizione, abbiamo visitato altre chiese e angoli della città.

Lasciando Cracovia, una riflessione mi ha accompagnato lungo la strada: ho percepito che questa è una città in cui le persone portano ancora con sé il peso dei ricordi storici, della guerra e delle tragedie del secolo scorso.
I cracoviani che abbiamo incontrato sono apparsi molto seri, riservati e poco espansivi. Ci sono pochi sorrisi gratuiti per strada e poche confidenze immediate, una serietà che sembra essere un’eredità del loro passato complesso. È una città che non si concede subito, ma che richiede pazienza e rispetto. Questa aura di serietà, tuttavia, non toglie nulla alla sua bellezza e all’ospitalità che abbiamo trovato nei locali più intimi. ❤️

Un pó di storia

Cracovia è una delle città più antiche e affascinanti della Polonia, con una storia che affonda le radici nel Medioevo. Secondo la leggenda, fu fondata dal principe Krak, da cui prende il nome. Già nel X secolo era un importante centro commerciale e politico, e dal 1038 al 1596 fu la capitale del Regno di Polonia, vivendo il suo periodo di massimo splendore.

Nel XIV e XV secolo Cracovia divenne un grande centro culturale ed europeo: nacque l’Università Jagellonica, una delle più antiche del continente, frequentata anche da Niccolò Copernico. Il Castello del Wawel e la Piazza del Mercato testimoniano ancora oggi la ricchezza e il potere di quell’epoca.

Con lo spostamento della capitale a Varsavia, la città perse importanza politica ma mantenne un forte ruolo culturale. Nel XVIII secolo, durante le spartizioni della Polonia, Cracovia passò sotto il dominio austriaco. Dopo la Prima guerra mondiale tornò a far parte di uno Stato polacco indipendente.

Il periodo più drammatico fu la Seconda guerra mondiale: Cracovia venne occupata dai nazisti e nei suoi dintorni sorse il campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. La comunità ebraica, da secoli parte integrante della città, fu quasi completamente annientata.

Dopo la guerra e il periodo comunista, Cracovia è rinata come capitale culturale della Polonia. Oggi il suo centro storico, patrimonio UNESCO, racconta una storia di resilienza, arte e memoria, rendendola una meta imperdibile per chi ama viaggiare attraverso il tempo.


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